Dal diario di Giovanbattista Bussi, soldato del 255esimo reggimento Fanteria, durante la Prima Guerra Mondiale, scritto in trincea.
“Qui io vi vorrei…
Signori generalissimi, capi di Stati, fornitori disonesti, imboscati che avete gridato “viva la guerra, armiamoci e partite”, e che mentre questa disgraziata e schiava gioventù viene mandata a trucidarsi, voi ve ne state nelle grandi città a farvi il portafoglio e a divertirvi. Vigliacchi! Qui io vi vorrei, in questo inferno che si chiama Carso, non importa la quota, al mio fianco, perchè possiate vedere e sapere l’orrendo delitto che state compiendo sui vostri fratelli.
Qui io vi vorrei, sotto questi paurosi tiri di sbarramento, quando entra in azione la bombarda con gli spezzoni, quando tutto ad un tratto subentra un breve e pauroso silenzio e ti senti dire Fuori!: bisogna scattare, attraversare queste pietraie che ti sfuggono da sotto i piedi perchè la mitraglia e le bombe a mano te li portano via.
Ma non vorrei che restiate per la strada morti come ai più succede, ma che arrivari sul punto dove dovete farla a baionettate col nemico, come lo chiamate voi. E, in queste paurose e infernali lotte, sentire il grido del ferito che invoca o bestemmia Dio, che invoca o maledice la madre che lo ha messo al mondo.
Venite o signori a prendere visione di come questa gioventù consapevole che facilmente non torna indietro, ma per fare fede al giuramento dato, sale a morire in queste doline infernali, per colpa vostra.
Forse mai nessuno leggerà queste mie parole, se per caso mi trovano questi miei appunti certamente mi fucileranno, ma cosa importa, io sono giovane, la vita non lla conosco ancora, non sono maritato.”
Un Uomo di Guerra diventa Uomo di Pace, con una pagina di diario che è voluta giungere fino a noi. Leggiamo e viviamo, ri-cord-ando.


